Logo di Strada dell'Imperatrice, itinerario per il turismo enogastronomico trans-nazionale ispirato all'Imperatrice Sissi e a Venezia
Ippolito Nievo

Garibaldino scomparso naufrago con il suo vapore 'Ercole' nel mar Tirreno, in circostanze mai chiarite, inizia a scrivere il romanzo 'Le Confessioni di un italiano' nel 1857. In realtà chi ha dimestichezza con la vicenda letteraria del Nievo, sa che ogni sua opera letteraria è preceduta da un intenso lavoro di ricognizione dei luoghi, da un rilievo circostanziato delle caratteristiche morfologiche dell'ambiente, da una ricostruzione puntigliosa della storia delle persone, delle loro relazioni sociali, del loro linguaggio. Riconosce che lo scrittore ha l'intelligenza di ricostruire la cultura di una comunità. I luoghi delle 'Confessioni', a ragione considerato capolavoro assoluto della letteratura italiana, sono segnati di suo pugno in mappa, disegnando il reticolo di strade che unisce paesi grandi e piccoli compresi tra il Lemene e il Tagliamento, tra Colloredo ed il mare.

I protagonisti del romanzo dal castello di Fratta si spingono sempre pi lontano, verso il Friuli, a Cordovado dove 'v'è una grande e limpida fontana..'. Verso il Veneto, dove il percorso si snoda da Teglio e Fratta, per arrivare al centro storico di Portogruaro. 'Io vissi i miei primi anni nel castello di Fratta, il quale adesso è nulla più d'un mucchio di rovine donde i contadini traggono a lor grado sassi e rottami per le fonde dei gelsi; ma l'era a quei tempi un gran caseggiato con torri e torricelle, un gran ponte levatoio scassinato dalla vecchiaia e i pi bei finestroni gotici che si potessero vedere tra il Lemene e il Tagliamento'... 'Portogruaro non era l'ultima fra quelle piccole città di terraferma nelle quali il tipo della Serenissima Dominante era copiato e ricalcato con ogni possibile fedeltà... Un caffè ogni due usci, davanti a questo la solita tenda, e sotto dintorno a molti tavolini un discreto numero d'oziosi; leoni alati a bizzeffe sopra tutti gli edifici pubblici; donnicciuole e barcaiuoli in perpetuo cicaleccio per le calli e presso ai fruttivendoli; belle fanciulle al balcone dietro a gabbie di canarini o vasi di garofani e di basilico; su e gi per la podesteria e per la piazza toghe nere d'avvocati, lunghe code di nodari, e riveritissime zimarre di patrizi; quattro Schiavoni in mostra dinanzi le carceri; nel canale del Lemene puzzo d'acqua salsa, bestemmiar di paroni, e continuo rimescolarsi di burchi, d'ancore e di gomene'. Si citano solo alcuni luoghi, e la fretta e la curiosità lanciano il giovane Carlino ancora oltre, al 'bastione di Attila ... presso la marina di Lugugnana' dal quale, fra paesaggi fatti di prateria, di paludi interne, si apre uno spettacolo mozzafiato. Ancora un poco, qualche passo, qualche difficoltà ed ecco il mare. 'Ma pi in là ancora l'occhio mio non poteva indovinar cosa fosse quello spazio infinito d'azzurro, che mi pareva un pezzo di cielo caduto e schiacciatosi in terra: un azzurro trasparente, e svariato da striscie d'argento che si congiungeva lontano lontano coll'azzurro meno colorito dell'aria... Dalla bellezza universale pregustai il sentimento dell'universale bontà credetti fino d'allora che come le tempeste del verno non potevano guastare la stupenda armonia del creato, così le passioni umane non varrebbero mai ad offuscare il bel sereno dell'eterna giustizia'.

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